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Estimo

L’estimo è la disciplina che traduce un danno in un valore economico. Questa sezione raccoglie guide pratiche su degrado d’uso, valore a nuovo, principio indennitario e coperture merci marittime.

Ogni articolo è aggiornato ai riferimenti di legge (art. 1905 C.C., IVASS, Regole di York e Anversa, Institute Cargo Clauses) e scritto per chi compila perizie, non per chi le teorizza.

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Domande frequenti in questa categoria

Cosa dice l’art. 1227 del codice civile?
Al primo comma riduce il risarcimento quando il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, secondo la gravità della colpa e l’entità delle conseguenze. Al secondo comma esclude i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.
Leggi: Art. 1227 c.c.: concorso del danneggiato e danno evitabile
Che differenza c’è fra il primo e il secondo comma dell’art. 1227 c.c.?
Il primo comma riguarda la causa dell’evento e produce una riduzione proporzionale del risarcimento. Il secondo riguarda le conseguenze successive all’evento e produce l’esclusione integrale della parte di danno che il danneggiato poteva evitare.
Leggi: Art. 1227 c.c.: concorso del danneggiato e danno evitabile
Il concorso di colpa del danneggiato vale anche nel fatto illecito?
Sì. L’art. 2056 c.c. dispone che il risarcimento dovuto al danneggiato si determina secondo gli articoli 1223, 1226 e 1227. Le due regole del concorso valgono quindi sia nella responsabilità contrattuale sia in quella extracontrattuale.
Leggi: Art. 1227 c.c.: concorso del danneggiato e danno evitabile
L’ordinaria diligenza obbliga il danneggiato a spese straordinarie?
Secondo l’orientamento prevalente no. Al danneggiato si chiedono le attività normali e ragionevoli per contenere il danno, non spese ingenti, rischi apprezzabili o iniziative fuori dalla sua portata.
Leggi: Art. 1227 c.c.: concorso del danneggiato e danno evitabile
Chi prova che il danno era evitabile?
Nell’orientamento prevalente l’onere grava su chi chiede di escludere la parte evitabile, cioè sul danneggiante o sul debitore. Deve dimostrare quali misure erano possibili, quando, e quale danno avrebbero impedito.
Leggi: Art. 1227 c.c.: concorso del danneggiato e danno evitabile
Qual è la differenza tra indennizzo e risarcimento?
Il risarcimento è dovuto da chi risponde di un fatto illecito (art. 2043 c.c.) o di un inadempimento (art. 1218 c.c.) e copre il danno secondo l’art. 1223. L’indennizzo è dovuto dall’assicuratore in forza del contratto, nei modi e nei limiti della polizza (art. 1905 c.c.).
Leggi: Differenza tra indennizzo e risarcimento nell'assicurazione
L’indennizzo assicurativo comprende il mancato guadagno?
Solo se l’assicuratore si è espressamente obbligato, come dispone l’art. 1905, secondo comma, c.c. Senza una garanzia specifica, per esempio l’interruzione di esercizio, il lucro cessante resta fuori dall’indennizzo, anche quando sarebbe dovuto come risarcimento dal responsabile.
Leggi: Differenza tra indennizzo e risarcimento nell'assicurazione
Si dice indennizzo o risarcimento nella polizza RC?
Entrambi, per due rapporti diversi. Il responsabile deve al terzo un risarcimento; l’assicuratore RC, per l’art. 1917 c.c., tiene indenne l’assicurato di quanto deve pagare al terzo, nei limiti del contratto. Lo stesso art. 1917 chiama «indennità» il pagamento diretto al terzo.
Leggi: Differenza tra indennizzo e risarcimento nell'assicurazione
Dopo l’indennizzo, l’assicurato può chiedere il resto al responsabile?
Sì. L’assicuratore che ha pagato è surrogato nei diritti dell’assicurato verso il terzo responsabile fino alla concorrenza dell’indennità pagata (art. 1916 c.c.). La parte del risarcimento che supera l’indennizzo resta all’assicurato, che la chiede in proprio.
Leggi: Differenza tra indennizzo e risarcimento nell'assicurazione
L’«indennizzo diretto» RC auto è un indennizzo?
No. L’art. 149 del Codice delle assicurazioni private lo chiama «procedura di risarcimento diretto»: la compagnia del danneggiato liquida il danno per conto dell’impresa del veicolo responsabile. Ciò che il danneggiato riceve è un risarcimento.
Leggi: Differenza tra indennizzo e risarcimento nell'assicurazione
Cosa dice l’art. 1223 del codice civile?
Stabilisce che il risarcimento per l’inadempimento o il ritardo comprende la perdita subita dal creditore e il mancato guadagno, in quanto ne siano conseguenza immediata e diretta. È la norma che fissa insieme le due voci del danno e il filtro causale.
Leggi: Art. 1223 c.c.: danno risarcibile e nesso causale nella perizia
L’art. 1223 c.c. si applica anche al danno da fatto illecito?
Sì. L’art. 2056 c.c. rinvia agli articoli 1223, 1226 e 1227 per determinare il risarcimento dovuto al danneggiato. Non richiama invece l’art. 1225, quindi il limite della prevedibilità vale solo per l’inadempimento contrattuale.
Leggi: Art. 1223 c.c.: danno risarcibile e nesso causale nella perizia
Cosa significa «conseguenza immediata e diretta»?
Nell’orientamento prevalente non indica solo l’effetto più vicino nel tempo. Comprende anche le conseguenze mediate che, secondo la regolarità causale, derivano normalmente dall’evento. Restano fuori quelle che dipendono da fattori autonomi o eccezionali.
Leggi: Art. 1223 c.c.: danno risarcibile e nesso causale nella perizia
Il lucro cessante è sempre dovuto dall’assicuratore?
No. Nel risarcimento il mancato guadagno rientra per legge, nei limiti dell’art. 1223. Nell’indennizzo assicurativo l’art. 1905, secondo comma, c.c. lo ammette solo se l’assicuratore si è espressamente obbligato.
Leggi: Art. 1223 c.c.: danno risarcibile e nesso causale nella perizia
Il danneggiato che non limita il danno perde il risarcimento?
Perde la parte evitabile. L’art. 1227, secondo comma, c.c. esclude i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza. Il primo comma, invece, riduce il risarcimento quando la sua colpa ha concorso a causare il danno.
Leggi: Art. 1223 c.c.: danno risarcibile e nesso causale nella perizia
Che cos’è il diritto di rivalsa dell’assicurazione?
È il diritto dell’assicuratore di recuperare dal proprio assicurato quanto ha pagato a un terzo danneggiato in un caso che il contratto non copriva. Nella RC auto lo prevede l’art. 144, comma 2, del Codice delle assicurazioni private, nella misura in cui la polizza consentiva di rifiutare o ridurre la prestazione.
Leggi: Diritto di rivalsa dell'assicurazione e differenza con la surroga
Qual è la differenza tra rivalsa e surroga?
La surroga dell’art. 1916 c.c. fa subentrare l’assicuratore che ha indennizzato il proprio assicurato nei diritti di questi verso il terzo responsabile. La rivalsa si rivolge di regola contro lo stesso assicurato, per una prestazione che il contratto non imponeva.
Leggi: Diritto di rivalsa dell'assicurazione e differenza con la surroga
La guida in stato di ebbrezza dà sempre diritto di rivalsa?
No. La rivalsa per ebbrezza nasce dalla clausola di polizza, non da una norma che la imponga. L’art. 144 del Codice delle assicurazioni la riconosce solo nella misura in cui il contratto consentiva di rifiutare o ridurre il pagamento. Una rinuncia alla rivalsa la esclude.
Leggi: Diritto di rivalsa dell'assicurazione e differenza con la surroga
L’assicuratore può opporre al danneggiato le esclusioni di polizza nella RC auto?
No, per l’intero massimale. L’art. 144, comma 2, vieta di opporre al danneggiato le eccezioni derivanti dal contratto e le clausole sul contributo dell’assicurato al risarcimento. L’impresa paga il terzo e poi agisce in rivalsa verso l’assicurato.
Leggi: Diritto di rivalsa dell'assicurazione e differenza con la surroga
Cosa deve documentare il perito per tutelare la rivalsa?
La causa del sinistro, chi guidava o operava, le circostanze che integrano l’esclusione di polizza (verbali, accertamenti, testimonianze), il quantum pagato al terzo voce per voce e, se ci sono più responsabili, la quota di colpa di ciascuno.
Leggi: Diritto di rivalsa dell'assicurazione e differenza con la surroga
Cosa succede se l’assicurato non dichiara un’altra polizza sullo stesso rischio?
Per l’art. 1910 c.c. gli assicuratori non sono tenuti a pagare l’indennità solo se l’assicurato ha omesso l’avviso dolosamente. Una clausola di polizza può prevedere conseguenze più severe: il perito ne riporta il testo e la valutazione spetta a chi liquida.
Leggi: Più assicuratori sullo stesso rischio: artt. 1910 e 1911 c.c.
Con due polizze sullo stesso rischio si può incassare due volte?
No. L’assicurato può chiedere a ciascun assicuratore l’indennità dovuta secondo il rispettivo contratto, ma le somme complessivamente riscosse non possono superare l’ammontare del danno (art. 1910, terzo comma).
Leggi: Più assicuratori sullo stesso rischio: artt. 1910 e 1911 c.c.
Come si divide il danno tra due assicurazioni sullo stesso rischio?
Secondo Cass. 4273/2024 la quota di ciascun assicuratore è il danno moltiplicato per l’indennità dovuta da quell’assicuratore, diviso per la somma delle indennità dovute da tutti. Il riparto sui massimali è stato respinto.
Leggi: Più assicuratori sullo stesso rischio: artt. 1910 e 1911 c.c.
Che differenza c’è tra coassicurazione e assicurazione presso più assicuratori?
Nell’art. 1910 più contratti conclusi separatamente coprono lo stesso rischio e il riparto si calcola dopo il sinistro. Nella coassicurazione dell’art. 1911 il rischio è diviso per quote fissate nel contratto e ciascun assicuratore paga solo la propria quota.
Leggi: Più assicuratori sullo stesso rischio: artt. 1910 e 1911 c.c.
I coassicuratori rispondono in solido?
No. Per Cass. 20935/2024 l’obbligazione dei coassicuratori è parziaria per espressa previsione di legge e non solidale: ciascuno paga l’indennità soltanto in proporzione della rispettiva quota.
Leggi: Più assicuratori sullo stesso rischio: artt. 1910 e 1911 c.c.
Cosa succede se uno degli assicuratori è insolvente?
L’art. 1910, quarto comma, stabilisce che la sua quota viene ripartita fra gli altri assicuratori. Il testo non indica con quale criterio.
Leggi: Più assicuratori sullo stesso rischio: artt. 1910 e 1911 c.c.
La clausola valore a nuovo cancella il degrado in perizia?
No. Il perito calcola comunque il valore allo stato d’uso e il coefficiente di degrado, perché la clausola opera solo entro la soglia di vetustà pattuita e spesso subordina il supplemento all’effettivo reintegro del bene.
Leggi: Clausola valore a nuovo: come applicarla in perizia
Cosa deve indicare il perito a verbale quando la polizza prevede il valore a nuovo?
Entrambi i valori: il valore a nuovo e il valore allo stato d’uso al momento del sinistro, con la percentuale di degrado. Il supplemento è la loro differenza e il liquidatore lo eroga solo se ne ricorrono le condizioni.
Leggi: Clausola valore a nuovo: come applicarla in perizia
La regola proporzionale si calcola sul valore a nuovo o su quello commerciale?
Sul valore applicabile secondo polizza. Se la copertura è a valore a nuovo, la somma assicurata va confrontata con il valore a nuovo: una somma fissata sul valore commerciale genera sottoassicurazione e attiva la proporzionale.
Leggi: Clausola valore a nuovo: come applicarla in perizia
Qual è la differenza fra danno emergente e lucro cessante?
Il danno emergente è la perdita patrimoniale già prodotta dal sinistro su beni esistenti (il macchinario distrutto, la merce allagata). Il lucro cessante è il mancato guadagno: l’utilità futura, ancora non entrata nel patrimonio, che l’evento impedisce di realizzare. La distinzione discende dall’art. 1223 del Codice Civile.
Leggi: Danno emergente e lucro cessante nell’indennizzo
Il lucro cessante è sempre coperto dall’assicurazione?
No. L’art. 1905, comma 2, del Codice Civile stabilisce che l’assicuratore risponde del profitto sperato solo se si è espressamente obbligato. In assenza di una clausola dedicata (per esempio una garanzia business interruption), il mancato guadagno resta fuori dall’indennizzo, mentre il danno emergente è coperto per default.
Leggi: Danno emergente e lucro cessante nell’indennizzo
Come deve trattare il perito le due voci a verbale?
Il perito quantifica separatamente il danno emergente, secondo il criterio di valore ex art. 1908 C.C., e — solo se la polizza contiene una garanzia espressa sul profitto sperato — il lucro cessante, nei limiti che quella garanzia fissa. Le voci richieste ma non coperte vanno indicate a verbale come escluse, con la relativa motivazione.
Leggi: Danno emergente e lucro cessante nell’indennizzo
Qual è la differenza fra valore intero e primo rischio assoluto?
Nel valore intero la somma assicurata rappresenta il valore complessivo del bene e, se lo sottostima, scatta la regola proporzionale dell’art. 1907 C.C. Nel primo rischio assoluto le parti pattuiscono un limite di indennizzo e rinunciano alla proporzionale: il danno è risarcito per intero fino a quel limite, indipendentemente dal valore totale del bene.
Leggi: Primo rischio assoluto e valore intero nella stima
Nel primo rischio assoluto il perito deve stimare il valore totale del bene?
No. Contano solo il danno effettivo e la somma a primo rischio. Il confronto fra somma assicurata e valore complessivo, presupposto della regola proporzionale, non si instaura, quindi accertare il valore totale per ridurre l’indennizzo contraddirebbe il patto stipulato in polizza.
Leggi: Primo rischio assoluto e valore intero nella stima
Che cos’è il primo rischio relativo?
È il regime intermedio in cui la polizza fissa un valore dichiarato (plafond) e una somma a primo rischio. Se il valore dichiarato corrisponde al valore reale, la proporzionale non si applica; se è inferiore, riappare calcolata sul rapporto fra valore dichiarato e valore reale.
Leggi: Primo rischio assoluto e valore intero nella stima
Qual è la differenza fra valore di ricostruzione e valore di mercato di un fabbricato?
Il valore di ricostruzione è il costo tecnico di riedificazione del manufatto (materiali, manodopera, oneri) al netto delle parti che sopravvivono al sinistro; il valore di mercato è il prezzo di vendita dell’immobile e incorpora suolo, posizione e vetustà.
Leggi: Valore di ricostruzione e valore di mercato del fabbricato
Perché ricostruire un fabbricato costa più del suo valore di mercato?
Perché il costo di ricostruzione esclude il suolo ma non conosce sconti di posizione né vetustà, mentre il mercato di molte zone prezza l’immobile sotto il costo di riedificazione. Solo nelle localizzazioni di pregio il mercato supera la ricostruzione.
Leggi: Valore di ricostruzione e valore di mercato del fabbricato
Cosa succede se assicuro il fabbricato al valore di mercato invece che di ricostruzione?
La somma assicurata risulta inferiore al valore assicurabile e scatta la regola proporzionale dell’art. 1907 C.C.: ogni danno parziale viene indennizzato solo in proporzione, con la sottoassicurazione a carico dell’assicurato.
Leggi: Valore di ricostruzione e valore di mercato del fabbricato
Cosa stabilisce l’art. 1908 del Codice Civile?
L’art. 1908 C.C. stabilisce che nelle assicurazioni contro i danni l’assicuratore non è tenuto a pagare una somma superiore al valore che la cosa assicurata aveva al tempo del sinistro. Fissa così il tetto massimo dell’indennizzo e la base estimativa del danno.
Leggi: Art. 1908 C.C.: stima del valore della cosa assicurata
Perché il valore si riferisce al tempo del sinistro?
Perché è in quell’istante che si misura il pregiudizio patrimoniale dell’assicurato. Ancorare la stima al momento dell’evento evita che oscillazioni di mercato successive o interventi migliorativi traslino il danno oltre l’effettiva perdita.
Leggi: Art. 1908 C.C.: stima del valore della cosa assicurata
Le parti possono derogare al criterio dell’art. 1908 C.C.?
Sì, e la base non è la sola autonomia contrattuale: è l’art. 1908, secondo comma, che ammette la stima «accettata per iscritto dalle parti». Su quel presupposto le parti possono pattuire polizze stimate, polizze a valore a nuovo o coperture a primo rischio assoluto. La deroga deve essere espressa e trasparente, altrimenti si applica il criterio legale.
Leggi: Art. 1908 C.C.: stima del valore della cosa assicurata
Qual è la differenza tra art. 1892 e art. 1893 C.C.?
L’art. 1892 si applica quando la dichiarazione inesatta o la reticenza è stata resa con dolo o colpa grave: l’assicuratore può chiedere l’annullamento del contratto, conserva i premi relativi al periodo in corso e non deve l’indennizzo. L’art. 1893 copre la stessa condotta resa senza dolo né colpa grave: l’assicuratore recede entro tre mesi dalla conoscenza o, in caso di sinistro, liquida proporzionalmente al premio che sarebbe stato dovuto.
Leggi: Dichiarazioni inesatte e reticenze dell’assicurato
Entro quanto tempo l’assicuratore deve impugnare la dichiarazione?
Tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l’inesattezza o la reticenza. Il termine è di decadenza sia nell’art. 1892 sia nell’art. 1893 C.C. Decorre dalla conoscenza effettiva, non dalla mera conoscibilità; ma il perito che ricostruisce il fatto deve documentare la data in cui la compagnia è venuta a conoscenza dell’elemento non dichiarato, perché oltre quel termine l’eccezione è preclusa.
Leggi: Dichiarazioni inesatte e reticenze dell’assicurato
Cosa deve verificare il perito al primo sopralluogo sul profilo del rischio?
La corrispondenza fra la descrizione del rischio nel modulo di polizza e lo stato effettivo al momento del sinistro. Destinazione d’uso del fabbricato, misure di sicurezza dichiarate (serrature, sistemi di allarme, videosorveglianza), presenza di lavorazioni particolari, impianti a combustibile, sostanze pericolose stoccate, precedenti sinistri. Ogni difformità rilevata va fotografata, datata e verbalizzata prima che lo stato dei luoghi cambi.
Leggi: Dichiarazioni inesatte e reticenze dell’assicurato
Cosa impone l’art. 1914 C.C. all’assicurato?
Impone all’assicurato l’obbligo di fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno conseguente al sinistro. È un dovere ex lege che accompagna sempre la copertura dei rami danni e non può essere derogato in peius dalle condizioni di polizza.
Leggi: Obbligo di salvataggio dell’assicurato nell’art. 1914 C.C.
Le spese di salvataggio sono rimborsabili oltre la somma assicurata?
Sì. L’art. 1914, secondo comma, C.C. pone le spese sostenute in buona fede per il salvataggio a carico dell’assicuratore anche se il loro ammontare, sommato al danno, supera la somma assicurata, nei limiti della proporzione fra valore assicurato e valore effettivo della cosa.
Leggi: Obbligo di salvataggio dell’assicurato nell’art. 1914 C.C.
Cosa succede se l’assicurato non si attiva per contenere il danno?
L’art. 1915 C.C. — la cui rubrica copre tanto l’avviso quanto il salvataggio — distingue: l’inadempimento doloso fa perdere del tutto il diritto all’indennità, quello colposo dà all’assicuratore il diritto di ridurla in ragione del pregiudizio sofferto dall’assicuratore. Il testo non richiede la colpa grave: basta l’omissione colposa, e il perito la documenta confrontando il danno effettivo con quello ragionevolmente contenibile.
Leggi: Obbligo di salvataggio dell’assicurato nell’art. 1914 C.C.
Cos’è il principio indennitario?
È la regola, ricavata dagli artt. 1905, 1908 e 1909 del Codice Civile, per cui l’assicuratore risarcisce soltanto il danno effettivamente sofferto dall’assicurato, nei limiti del contratto e senza attribuire alla cosa un valore superiore a quello del tempo del sinistro. Impedisce che l’assicurazione diventi fonte di arricchimento.
Leggi: Il principio indennitario nella perizia assicurativa
Dove è scritto il principio indennitario?
La nozione di assicurazione indennitaria è all’art. 1882 C.C.; il limite del risarcimento al danno sofferto è all’art. 1905 C.C.; il valore della cosa al tempo del sinistro è fissato dall’art. 1908 C.C. Le regole sulla sovrassicurazione sono all’art. 1909 C.C. e la proporzionale all’art. 1907 C.C.
Leggi: Il principio indennitario nella perizia assicurativa
Come difende il perito il principio indennitario in sede di liquidazione?
Documentando lo stato patrimoniale ante-sinistro (fatture, schede cespiti, fotografie, visure), isolando le voci non soggette a degrado, motivando la vita utile adottata con fonti riconosciute e allegando il testo di polizza che disciplina criterio di valore, massimali e obbligo di salvataggio ex art. 1914 C.C.
Leggi: Il principio indennitario nella perizia assicurativa
Che cosa distingue soprassicurazione da sottoassicurazione?
Sono due asimmetrie opposte fra somma assicurata e valore reale. Nella sottoassicurazione la somma è inferiore al valore e scatta la regola proporzionale ex art. 1907 C.C.; nella soprassicurazione la somma eccede il valore: senza dolo il contratto ha effetto fino alla concorrenza del valore reale ex art. 1909 C.C., e con dolo dell’assicurato l’assicurazione non è valida.
Leggi: Soprassicurazione e sottoassicurazione: regola proporzionale
Come si calcola la regola proporzionale?
L’indennizzo si ottiene moltiplicando il danno per il rapporto fra somma assicurata e valore reale al tempo del sinistro (indennizzo = danno × somma assicurata / valore reale). L’applicazione precede franchigie e scoperti e segue la determinazione del danno liquidabile.
Leggi: Soprassicurazione e sottoassicurazione: regola proporzionale
Quando la regola proporzionale non si applica?
Non si applica in presenza di clausole di valore accettato (polizza stimata) o di clausole di rinuncia alla proporzionale entro soglie di scostamento, e non si applica quando la stima è effettuata a primo rischio assoluto o relativo.
Leggi: Soprassicurazione e sottoassicurazione: regola proporzionale
Che cos’è la surroga dell’assicuratore?
È il meccanismo, codificato dall’art. 1916 del Codice Civile, per cui l’assicuratore che ha pagato l’indennità subentra di diritto nei diritti dell’assicurato verso il terzo responsabile del sinistro, nei limiti dell’ammontare corrisposto. Non è una cessione volontaria, ma una successione legale che opera al momento stesso del pagamento.
Leggi: Art. 1916 Codice Civile: la surroga dell’assicuratore
Contro chi non può agire in surroga l’assicuratore?
Il SECONDO comma dell’art. 1916 C.C. esclude la surrogazione quando il danno è causato dai figli, dagli ascendenti, da altri parenti o affini dell’assicurato stabilmente con lui conviventi, o dai domestici — salvo il caso di dolo. Il coniuge vi è stato aggiunto dalla Corte costituzionale con la sentenza n. 117/1975. È una regola di protezione del nucleo familiare e della convivenza, non derogabile in polizza.
Leggi: Art. 1916 Codice Civile: la surroga dell’assicuratore
Quale documentazione serve al perito per supportare la rivalsa?
Verbali di intervento dell’autorità competente, rapporti di causalità tecnica firmati, contratto di trasporto o CMR con le riserve annotate, perizia di constatazione con fotografie datate, corrispondenza tempestiva con il terzo responsabile e la quietanza liberatoria rilasciata dall’assicurato al momento del pagamento dell’indennità.
Leggi: Art. 1916 Codice Civile: la surroga dell’assicuratore
Come si calcola il degrado d’uso?
Si divide l’età del bene per la sua vita utile: 15 anni su 30 danno il 50%. Il coefficiente si applica al costo a nuovo dei materiali. Se la polizza fissa una scala di degrado, si usa quella; per i componenti edilizi si usa anche la formula UEEC.
Leggi: Calcolatore del degrado d’uso: come calcolarlo (con esempi)
Quando si applica il degrado d’uso?
Quando la polizza indennizza il valore allo stato d’uso, cioè il valore che la cosa aveva al tempo del sinistro (art. 1908 c.c.). Con la clausola valore a nuovo il degrado resta nell’indennizzo immediato e la differenza si paga come supplemento dopo la ricostruzione.
Leggi: Calcolatore del degrado d’uso: come calcolarlo (con esempi)
Su cosa non si applica il degrado?
Nella prassi non si applica a manodopera, ponteggi, trasporti, smaltimento e oneri di sicurezza, che si consumano nella riparazione. Alcune polizze fabbricati però applicano il deprezzamento all’intera spesa di ripristino: decide il testo della polizza.
Leggi: Calcolatore del degrado d’uso: come calcolarlo (con esempi)
Cosa si intende per degrado d’uso nell’assicurazione?
È la perdita di valore del bene per età, uso, manutenzione e obsolescenza. Trasforma il costo di rimpiazzo a nuovo nel valore allo stato d’uso, che limita l’indennizzo quando la polizza non prevede il valore a nuovo.
Leggi: Calcolatore del degrado d’uso: come calcolarlo (con esempi)
Esiste una tabella del degrado d’uso?
Non esiste una tabella di legge. Molte polizze ne contengono una propria, per anni o per mesi. I coefficienti di ammortamento del D.M. 31 dicembre 1988 sono fiscali: per la vita utile valgono solo come riferimento dichiarato.
Leggi: Calcolatore del degrado d’uso: come calcolarlo (con esempi)