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Estimo

L'estimo è la disciplina che traduce un danno in un valore economico. Questa sezione raccoglie guide pratiche su degrado d'uso, valore a nuovo, principio indennitario e coperture merci marittime.

Ogni articolo è aggiornato ai riferimenti di legge (art. 1905 C.C., IVASS, Regole di York e Anversa, Institute Cargo Clauses) e scritto per chi compila perizie, non per chi le teorizza.

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Domande frequenti in questa categoria

La clausola valore a nuovo cancella il degrado in perizia?
No. Il perito calcola comunque il valore allo stato d'uso e il coefficiente di degrado, perché la clausola opera solo entro la soglia di vetustà pattuita e spesso subordina il supplemento all'effettivo reintegro del bene.
Leggi: Clausola valore a nuovo: come applicarla in perizia
Cosa deve indicare il perito a verbale quando la polizza prevede il valore a nuovo?
Entrambi i valori: il valore a nuovo e il valore allo stato d'uso al momento del sinistro, con la percentuale di degrado. Il supplemento è la loro differenza e il liquidatore lo eroga solo se ne ricorrono le condizioni.
Leggi: Clausola valore a nuovo: come applicarla in perizia
La regola proporzionale si calcola sul valore a nuovo o su quello commerciale?
Sul valore applicabile secondo polizza. Se la copertura è a valore a nuovo, la somma assicurata va confrontata con il valore a nuovo: una somma fissata sul valore commerciale genera sottoassicurazione e attiva la proporzionale.
Leggi: Clausola valore a nuovo: come applicarla in perizia
Qual è la differenza fra danno emergente e lucro cessante?
Il danno emergente è la perdita patrimoniale già prodotta dal sinistro su beni esistenti (il macchinario distrutto, la merce allagata). Il lucro cessante è il mancato guadagno: l'utilità futura, ancora non entrata nel patrimonio, che l'evento impedisce di realizzare. La distinzione discende dall'art. 1223 del Codice Civile.
Leggi: Danno emergente e lucro cessante nell'indennizzo
Il lucro cessante è sempre coperto dall'assicurazione?
No. L'art. 1905, comma 2, del Codice Civile stabilisce che l'assicuratore risponde del profitto sperato solo se si è espressamente obbligato. In assenza di una clausola dedicata (per esempio una garanzia business interruption), il mancato guadagno resta fuori dall'indennizzo, mentre il danno emergente è coperto per default.
Leggi: Danno emergente e lucro cessante nell'indennizzo
Come deve trattare il perito le due voci a verbale?
Il perito quantifica separatamente il danno emergente, secondo il criterio di valore ex art. 1908 C.C., e — solo se la polizza contiene una garanzia espressa sul profitto sperato — il lucro cessante, nei limiti che quella garanzia fissa. Le voci richieste ma non coperte vanno indicate a verbale come escluse, con la relativa motivazione.
Leggi: Danno emergente e lucro cessante nell'indennizzo
Qual è la differenza fra valore intero e primo rischio assoluto?
Nel valore intero la somma assicurata rappresenta il valore complessivo del bene e, se lo sottostima, scatta la regola proporzionale dell'art. 1907 C.C. Nel primo rischio assoluto le parti pattuiscono un limite di indennizzo e rinunciano alla proporzionale: il danno è risarcito per intero fino a quel limite, indipendentemente dal valore totale del bene.
Leggi: Primo rischio assoluto e valore intero nella stima
Nel primo rischio assoluto il perito deve stimare il valore totale del bene?
No. Contano solo il danno effettivo e la somma a primo rischio. Il confronto fra somma assicurata e valore complessivo, presupposto della regola proporzionale, non si instaura, quindi accertare il valore totale per ridurre l'indennizzo contraddirebbe il patto stipulato in polizza.
Leggi: Primo rischio assoluto e valore intero nella stima
Che cos'è il primo rischio relativo?
È il regime intermedio in cui la polizza fissa un valore dichiarato (plafond) e una somma a primo rischio. Se il valore dichiarato corrisponde al valore reale, la proporzionale non si applica; se è inferiore, riappare calcolata sul rapporto fra valore dichiarato e valore reale.
Leggi: Primo rischio assoluto e valore intero nella stima
Qual è la differenza fra valore di ricostruzione e valore di mercato di un fabbricato?
Il valore di ricostruzione è il costo tecnico di riedificazione del manufatto (materiali, manodopera, oneri) al netto delle parti che sopravvivono al sinistro; il valore di mercato è il prezzo di vendita dell'immobile e incorpora suolo, posizione e vetustà.
Leggi: Valore di ricostruzione e valore di mercato del fabbricato
Perché ricostruire un fabbricato costa più del suo valore di mercato?
Perché il costo di ricostruzione esclude il suolo ma non conosce sconti di posizione né vetustà, mentre il mercato di molte zone prezza l'immobile sotto il costo di riedificazione. Solo nelle localizzazioni di pregio il mercato supera la ricostruzione.
Leggi: Valore di ricostruzione e valore di mercato del fabbricato
Cosa succede se assicuro il fabbricato al valore di mercato invece che di ricostruzione?
La somma assicurata risulta inferiore al valore assicurabile e scatta la regola proporzionale dell'art. 1907 C.C.: ogni danno parziale viene indennizzato solo in proporzione, con la sottoassicurazione a carico dell'assicurato.
Leggi: Valore di ricostruzione e valore di mercato del fabbricato
Cosa stabilisce l'art. 1908 del Codice Civile?
L'art. 1908 C.C. stabilisce che nelle assicurazioni contro i danni l'assicuratore non è tenuto a pagare una somma superiore al valore che la cosa assicurata aveva al tempo del sinistro. Fissa così il tetto massimo dell'indennizzo e la base estimativa del danno.
Leggi: Art. 1908 C.C.: stima del valore della cosa assicurata
Perché il valore si riferisce al tempo del sinistro?
Perché è in quell'istante che si misura il pregiudizio patrimoniale dell'assicurato. Ancorare la stima al momento dell'evento evita che oscillazioni di mercato successive o interventi migliorativi traslino il danno oltre l'effettiva perdita.
Leggi: Art. 1908 C.C.: stima del valore della cosa assicurata
Le parti possono derogare al criterio dell'art. 1908 C.C.?
Sì. Nell'autonomia contrattuale riconosciuta dall'art. 1322 C.C. le parti possono pattuire polizze stimate, polizze a valore a nuovo o coperture a primo rischio assoluto. La deroga deve essere espressa e trasparente, altrimenti si applica il criterio legale.
Leggi: Art. 1908 C.C.: stima del valore della cosa assicurata
Qual è la differenza tra art. 1892 e art. 1893 C.C.?
L'art. 1892 si applica quando la dichiarazione inesatta o la reticenza è stata resa con dolo o colpa grave: l'assicuratore può chiedere l'annullamento del contratto, conserva i premi relativi al periodo in corso e non deve l'indennizzo. L'art. 1893 copre la stessa condotta resa senza dolo né colpa grave: l'assicuratore recede entro tre mesi dalla conoscenza o, in caso di sinistro, liquida proporzionalmente al premio che sarebbe stato dovuto.
Leggi: Dichiarazioni inesatte e reticenze dell'assicurato
Entro quanto tempo l'assicuratore deve impugnare la dichiarazione?
Tre mesi dal giorno in cui ha conosciuto l'inesattezza o la reticenza. Il termine è di decadenza sia nell'art. 1892 sia nell'art. 1893 C.C. Decorre dalla conoscenza effettiva, non dalla mera conoscibilità; ma il perito che ricostruisce il fatto deve documentare la data in cui la compagnia è venuta a conoscenza dell'elemento non dichiarato, perché oltre quel termine l'eccezione è preclusa.
Leggi: Dichiarazioni inesatte e reticenze dell'assicurato
Cosa deve verificare il perito al primo sopralluogo sul profilo del rischio?
La corrispondenza fra la descrizione del rischio nel modulo di polizza e lo stato effettivo al momento del sinistro. Destinazione d'uso del fabbricato, misure di sicurezza dichiarate (serrature, sistemi di allarme, videosorveglianza), presenza di lavorazioni particolari, impianti a combustibile, sostanze pericolose stoccate, precedenti sinistri. Ogni difformità rilevata va fotografata, datata e verbalizzata prima che lo stato dei luoghi cambi.
Leggi: Dichiarazioni inesatte e reticenze dell'assicurato
Cosa impone l'art. 1914 C.C. all'assicurato?
Impone all'assicurato l'obbligo di fare quanto gli è possibile per evitare o diminuire il danno conseguente al sinistro. È un dovere ex lege che accompagna sempre la copertura dei rami danni e non può essere derogato in peius dalle condizioni di polizza.
Leggi: Obbligo di salvataggio dell'assicurato nell'art. 1914 C.C.
Le spese di salvataggio sono rimborsabili oltre la somma assicurata?
Sì. L'art. 1914, terzo comma, C.C. pone le spese sostenute in buona fede per il salvataggio a carico dell'assicuratore anche se il loro ammontare, sommato al danno, supera la somma assicurata, nei limiti della proporzione fra valore assicurato e valore effettivo della cosa.
Leggi: Obbligo di salvataggio dell'assicurato nell'art. 1914 C.C.
Cosa succede se l'assicurato non si attiva per contenere il danno?
L'art. 1914, secondo comma, C.C. riduce l'indennizzo in ragione del pregiudizio che l'assicurato avrebbe potuto evitare. La riduzione opera quando l'inadempimento è doloso o gravemente colposo, e il perito la documenta confrontando il danno effettivo con quello ragionevolmente contenibile.
Leggi: Obbligo di salvataggio dell'assicurato nell'art. 1914 C.C.
Cos'è il principio indennitario?
È la regola, codificata dall'art. 1905 del Codice Civile, per cui l'assicuratore è tenuto a risarcire soltanto il danno effettivamente sofferto dall'assicurato, senza mai superare il valore della cosa al momento del sinistro. Impedisce che l'assicurazione diventi fonte di arricchimento.
Leggi: Il principio indennitario nella perizia assicurativa
Dove è scritto il principio indennitario?
La nozione di assicurazione indennitaria è all'art. 1882 C.C.; il limite del risarcimento al danno sofferto è all'art. 1905 C.C.; il valore della cosa al tempo del sinistro è fissato dall'art. 1908 C.C. Le regole sulla sovrassicurazione sono all'art. 1909 C.C. e la proporzionale all'art. 1907 C.C.
Leggi: Il principio indennitario nella perizia assicurativa
Come difende il perito il principio indennitario in sede di liquidazione?
Documentando lo stato patrimoniale ante-sinistro (fatture, schede cespiti, fotografie, visure), isolando le voci non soggette a degrado, motivando la vita utile adottata con fonti riconosciute e allegando il testo di polizza che disciplina criterio di valore, massimali e obbligo di salvataggio ex art. 1914 C.C.
Leggi: Il principio indennitario nella perizia assicurativa
Che cosa distingue soprassicurazione da sottoassicurazione?
Sono due asimmetrie opposte fra somma assicurata e valore reale. Nella sottoassicurazione la somma è inferiore al valore e scatta la regola proporzionale ex art. 1907 C.C.; nella soprassicurazione la somma eccede il valore e l'eccedenza è nulla ex art. 1909 C.C., con possibile annullamento dell'intero contratto in caso di dolo o colpa grave.
Leggi: Soprassicurazione e sottoassicurazione: regola proporzionale
Come si calcola la regola proporzionale?
L'indennizzo si ottiene moltiplicando il danno per il rapporto fra somma assicurata e valore reale al tempo del sinistro (indennizzo = danno × somma assicurata / valore reale). L'applicazione precede franchigie e scoperti e segue la determinazione del danno liquidabile.
Leggi: Soprassicurazione e sottoassicurazione: regola proporzionale
Quando la regola proporzionale non si applica?
Non si applica in presenza di clausole di valore accettato (polizza stimata) o di clausole di rinuncia alla proporzionale entro soglie di scostamento, e non si applica quando la stima è effettuata a primo rischio assoluto o relativo.
Leggi: Soprassicurazione e sottoassicurazione: regola proporzionale
Che cos'è la surroga dell'assicuratore?
È il meccanismo, codificato dall'art. 1916 del Codice Civile, per cui l'assicuratore che ha pagato l'indennità subentra di diritto nei diritti dell'assicurato verso il terzo responsabile del sinistro, nei limiti dell'ammontare corrisposto. Non è una cessione volontaria, ma una successione legale che opera al momento stesso del pagamento.
Leggi: Surroga dell'assicuratore e art. 1916 del Codice Civile
Contro chi non può agire in surroga l'assicuratore?
L'art. 1916 c.3 C.C. esclude la surroga contro i familiari dell'assicurato stabilmente conviventi o contro le persone del cui fatto l'assicurato deve rispondere, salvo il caso in cui il danno sia stato causato con dolo. È una regola di protezione del nucleo familiare e del rapporto di preposizione, non derogabile in polizza.
Leggi: Surroga dell'assicuratore e art. 1916 del Codice Civile
Quale documentazione serve al perito per supportare la rivalsa?
Verbali di intervento dell'autorità competente, rapporti di causalità tecnica firmati, contratto di trasporto o CMR con le riserve annotate, perizia di constatazione con fotografie datate, corrispondenza tempestiva con il terzo responsabile e la quietanza liberatoria rilasciata dall'assicurato al momento del pagamento dell'indennità.
Leggi: Surroga dell'assicuratore e art. 1916 del Codice Civile
Cos'è il degrado per vetustà?
È la stima della perdita di valore di un bene a causa del tempo, dell'uso e dell'obsolescenza tecnica, espressa come coefficiente che riduce il costo di rimpiazzo a nuovo per ottenere il valore allo stato d'uso.
Leggi: Come calcolare il degrado d'uso in perizia estimativa
Quando NON si applica il degrado?
Non si applica generalmente sulle spese di manodopera, smontaggio, trasporto e smaltimento, né quando la polizza prevede espressamente il rimborso a valore a nuovo entro i limiti contrattuali.
Leggi: Come calcolare il degrado d'uso in perizia estimativa
Come si motiva la percentuale di degrado davanti al liquidatore?
Isolando il costo di rimpiazzo dalla manodopera, documentando l'età e lo stato manutentivo del bene e riferendo il coefficiente a tabelle di vita utile riconosciute o a clausole di polizza che fissano la scala a scalare.
Leggi: Come calcolare il degrado d'uso in perizia estimativa