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Definizioni

Ogni termine assicurativo ha due significati: quello del manuale e quello che il liquidatore accetta in sede di contraddittorio. Questa sezione raccoglie le voci del dizionario peritale con la versione che regge a verbale.

Tutte le definizioni sono ancorate al Codice Civile, alle Institute Cargo Clauses, al CMR o alle circolari IVASS. Se una voce non cita una fonte, non è una definizione: è un'opinione.

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Domande frequenti in questa categoria

Qual è la differenza fra contraente e assicurato?
Il contraente è il soggetto che firma la polizza, paga il premio e assume gli obblighi informativi e dichiarativi verso l'assicuratore. L'assicurato è il titolare dell'interesse esposto al rischio: il patrimonio di chi subisce il danno è quello che misura l'indennizzo. Quando coincidono — la polizza è "per conto proprio" — il punto è irrilevante; quando si separano, l'errata identificazione del titolare apre la via a quietanze invalide e ad azioni residue.
Leggi: Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
Il beneficiario può ricevere l'indennizzo nei rami danni?
Sì, ma è meno frequente che nei rami vita. La figura tipica nei rami danni è il vincolo a favore del creditore ipotecario in una polizza incendio fabbricato: il beneficiario riceve l'indennizzo entro il proprio credito residuo, l'eccedenza torna all'assicurato. Il beneficiario non subisce il sinistro, non firma la polizza, non paga il premio: è solo il destinatario contrattuale del flusso finanziario.
Leggi: Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
Chi ha l'obbligo di salvataggio in caso di sinistro?
L'art. 1914 C.C. impone l'obbligo di salvataggio all'assicurato, non al contraente quando i due soggetti sono distinti. Nelle polizze per conto altrui questa precisazione è operativa: la compagnia non può eccepire la violazione del salvataggio al contraente che, lontano dal luogo del sinistro, non aveva fisicamente la possibilità di intervenire; la valutazione si misura sui comportamenti del titolare dell'interesse.
Leggi: Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
Qual è la differenza fra massimale e somma assicurata?
Il massimale è il tetto contrattuale di indennizzo nelle polizze di responsabilità civile e non rappresenta il valore di una cosa; la somma assicurata è la cifra dichiarata in polizza nei rami danni a cose e governa la regola proporzionale ex art. 1907 C.C. quando risulta inferiore al valore reale del bene al tempo del sinistro.
Leggi: Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
Cosa si intende per valore assicurabile?
È il valore economico effettivo della cosa assicurata al momento del sinistro, secondo l'art. 1908 C.C. Costituisce il limite massimo dell'indennizzo a prescindere da una somma assicurata superiore e il denominatore della regola proporzionale quando la somma assicurata è inferiore.
Leggi: Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
Si può parlare di massimale in una polizza incendio?
No, è un errore terminologico ricorrente. Le polizze incendio, furto, all-risks property e cargo si fondano su somma assicurata e valore assicurabile; il massimale appartiene alle polizze di responsabilità civile (RCT, RCO, RCA, RC professionale) dove non esiste una cosa di cui misurare il valore.
Leggi: Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
Entro quanto tempo l'assicurato deve comunicare l'aggravamento del rischio?
La giurisprudenza di legittimità richiede un avviso «senza indugio» e nella prassi operativa il termine si attesta su quindici giorni dalla conoscenza del fatto. Il codice parla di «immediato avviso», senza fissare un numero fisso di giorni; il perito che ricostruisce il fatto deve documentare la data in cui il contraente ha conosciuto l'aggravamento e quella dell'eventuale comunicazione, perché su questo intervallo si gioca l'opponibilità dell'eccezione.
Leggi: Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
Che differenza c'è tra l'art. 1898 e l'art. 1892 C.C.?
L'art. 1892 governa le dichiarazioni inesatte o reticenze rese in fase precontrattuale, quando il rischio originario è rappresentato in modo distorto. L'art. 1898 governa i mutamenti sopravvenuti nel corso del contratto: il rischio assunto era corretto alla stipula, ma è cambiato nel tempo fino al punto che l'assicuratore, conoscendolo, avrebbe contratto a condizioni diverse o non avrebbe contratto. La distinzione determina il regime sanzionatorio applicabile.
Leggi: Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
L'assicuratore può negare l'indennizzo se l'aggravamento non è stato comunicato?
Sì, ma solo se il sinistro è conseguenza dell'aggravamento e se la natura o l'entità del rischio modificato sarebbero state tali da portare la compagnia a rifiutare la copertura. Diversamente si applica la riduzione proporzionale dell'indennità in base al rapporto fra il premio pattuito e quello che sarebbe stato dovuto per il rischio aggravato. La valutazione è tecnica e richiede la ricostruzione peritale del nesso tra mutamento e sinistro.
Leggi: Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
Qual è la differenza fra contraente e assicurato nell'art. 1894 C.C.?
Il contraente è chi stipula la polizza e si obbliga al pagamento del premio e agli obblighi informativi verso l'assicuratore; l'assicurato è invece il titolare dell'interesse protetto, ossia il soggetto sul cui patrimonio grava il rischio e cui spetta l'indennizzo al verificarsi del sinistro. Nelle polizze per conto proprio le due posizioni coincidono; nell'art. 1894 C.C. si separano.
Leggi: Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
Quando si usa la formula "per conto di chi spetta"?
Si usa quando al momento della stipula la persona dell'assicurato non è ancora determinata e lo sarà soltanto al verificarsi del sinistro, in funzione di chi in quel momento è titolare dell'interesse. È la struttura classica delle polizze merci in viaggio, delle coperture marittime e di molte polizze ferroviarie, dove il rischio segue la titolarità del bene lungo la filiera logistica.
Leggi: Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
A chi va pagato l'indennizzo in una polizza per conto altrui?
L'indennizzo spetta al titolare dell'interesse protetto, cioè all'assicurato, non al contraente che ha pagato il premio. Il perito deve identificare il titolare dell'interesse prima di quantificare il danno: il principio indennitario si misura sul patrimonio dell'assicurato, non su quello di chi ha firmato la polizza.
Leggi: Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
Quali clausole di polizza richiedono la doppia firma?
Le clausole che limitano la responsabilità dell'assicuratore, introducono decadenze a carico dell'assicurato, prevedono clausole compromissorie o deroghe alla competenza, stabiliscono tacito rinnovo o sospensione dell'esecuzione. Tipicamente: esclusioni, franchigie/scoperti, termini di denuncia tardiva e clausole di perizia contrattuale.
Leggi: Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
Cosa succede se manca la doppia firma su una clausola vessatoria?
La clausola è inefficace, ma la polizza resta valida. L'assicuratore non può opporre all'assicurato quella specifica limitazione; la restante disciplina contrattuale continua a produrre effetti.
Leggi: Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
La firma in calce al modulo di polizza basta?
No. La Cassazione richiede una specifica approvazione per iscritto che individui puntualmente le clausole vessatorie; una firma unica a blocco di richiami numerici generici è insufficiente se non consente di identificare in modo chiaro le clausole approvate.
Leggi: Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
Qual è la differenza tra franchigia e scoperto?
La franchigia è un importo fisso espresso in euro che l'assicuratore detrae dall'indennizzo a prescindere dall'entità del danno; lo scoperto è una percentuale del danno liquidabile a carico dell'assicurato, spesso accompagnata da un minimo e un massimo in valore assoluto.
Leggi: Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
Che differenza c'è tra franchigia assoluta e franchigia relativa?
La franchigia assoluta si detrae sempre dall'indennizzo, anche quando il danno la supera. La franchigia relativa (o semplice) opera come soglia: sotto la soglia nulla è dovuto, sopra la soglia l'indennizzo è pagato per intero senza detrazione.
Leggi: Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
Franchigia e scoperto possono convivere nella stessa polizza?
Sì. Molte polizze industriali prevedono sia uno scoperto percentuale sia una franchigia fissa come importo minimo non indennizzabile. L'ordine dei calcoli deve essere dichiarato in polizza: tipicamente si applica prima lo scoperto e poi la franchigia, ma la formula contrattuale prevale.
Leggi: Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
Cos'è il rischio assicurabile?
È un evento futuro, incerto, lecito, possibile, omogeneo a una classe di rischi e indipendente dalla volontà dell'assicurato. L'art. 1882 C.C. definisce l'assicurazione come contratto aleatorio fondato sul trasferimento di questo rischio contro pagamento di un premio.
Leggi: Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
Cosa succede se il rischio non esiste al momento della stipula?
L'art. 1895 C.C. sancisce la nullità del contratto quando il rischio non è mai esistito o era già cessato. È il caso dell'oggetto già distrutto prima della firma della polizza. Il premio eventualmente pagato è ripetibile, salvo l'ipotesi eccezionale del rischio putativo nell'assicurazione marittima.
Leggi: Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
Il dolo o la colpa grave dell'assicurato escludono l'indennizzo?
L'art. 1900 C.C. esclude l'indennizzo per i sinistri cagionati con dolo dall'assicurato o dai suoi ausiliari. Per la colpa grave la stessa regola si applica salvo patto contrario: molte polizze derogano espressamente prevedendo copertura anche per la colpa grave, ma mai per il dolo, che resta inassicurabile per ragioni di ordine pubblico.
Leggi: Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
Che differenza c'è tra valore a nuovo e valore commerciale?
Il valore a nuovo è il costo di rimpiazzo del bene con uno nuovo equivalente; il valore commerciale è lo stesso costo depurato del deprezzamento per vetustà, uso e obsolescenza al momento del sinistro.
Leggi: Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
Quale valore rimborsa l'assicurazione in caso di furto totale?
Dipende dal contratto. In assenza di clausola a valore a nuovo, il furto totale di un autoveicolo si liquida tipicamente a valore commerciale, desunto da listini riconosciuti come Eurotax o Quattroruote.
Leggi: Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
Quando si applica il valore a nuovo?
Solo se la polizza lo prevede espressamente, di regola entro una soglia di vetustà (spesso 30-40%). Oltre tale soglia la garanzia si riduce al valore allo stato d'uso, con ripristino pieno del coefficiente di degrado.
Leggi: Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
Cosa copre la clausola All Risks?
Copre tutti i danni materiali accidentali e imprevisti subiti dalla merce durante il viaggio, salvo esclusioni specifiche (es. vizio proprio, calo naturale, dolo).
Leggi: Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)
Cosa significa FAP (Franco Avaria Particolare)?
È una clausola ristretta che copre l'avaria particolare solo in caso di determinati eventi maggiori: incendio, esplosione, deragliamento, collisione o urto del mezzo di trasporto.
Leggi: Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)
Cos'è il FAP Assoluto?
La polizza risponde solo per perdita totale o smarrimento dell'intero carico o dell'avaria generale. Nessun danno parziale viene risarcito.
Leggi: Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)