Definizioni
Ogni termine assicurativo ha due significati: quello del manuale e quello che il liquidatore accetta in sede di contraddittorio. Questa sezione raccoglie le voci del dizionario peritale con la versione che regge a verbale.
Tutte le definizioni sono ancorate al Codice Civile, alle Institute Cargo Clauses, al CMR o alle circolari IVASS. Se una voce non cita una fonte, non è una definizione: è un'opinione.
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Articoli nella categoria Definizioni
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Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
Tre soggetti, tre funzioni distinte: chi paga il premio, chi è esposto al rischio, chi incassa l'indennizzo. La distinzione che evita errori di liquidazione.
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Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
Massimale, somma assicurata e valore assicurabile sembrano sinonimi ma non lo sono: distinguerli è il primo passo per applicare la regola proporzionale.
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Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
L'art. 1898 C.C. impone all'assicurato di notificare all'assicuratore gli aggravamenti del rischio: termini, effetti sulla copertura, errori frequenti.
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Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
L'art. 1894 C.C. regola l'assicurazione per conto di terzi: differenza tra contraente e assicurato, pagamento del premio e legittimazione all'indennizzo.
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Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
Art. 1341 C.C. e clausole vessatorie nel contratto assicurativo: quando serve la doppia firma, cosa rende inefficace franchigie, decadenze ed esclusioni.
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Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
Franchigia e scoperto non sono sinonimi: la prima detrae un importo fisso in euro, la seconda una percentuale del danno. Come distinguerle in liquidazione.
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Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
L'alea è la causa del contratto di assicurazione: senza incertezza, liceità e non volontarietà non c'è rischio assicurabile. Gli artt. 1895 e 1896 C.C.
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Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
Distinzione tecnica fra valore a nuovo e valore commerciale nella perizia dei rami elementari, con riferimenti al Codice Civile e indicazioni operative.
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Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)
Differenze tra clausole All Risks, FAP e FAP Assoluto nelle polizze merci trasporti: guida operativa per il perito su coperture, esclusioni e rivalsa.
Domande frequenti in questa categoria
- Qual è la differenza fra contraente e assicurato?
- Il contraente è il soggetto che firma la polizza, paga il premio e assume gli obblighi informativi e dichiarativi verso l'assicuratore. L'assicurato è il titolare dell'interesse esposto al rischio: il patrimonio di chi subisce il danno è quello che misura l'indennizzo. Quando coincidono — la polizza è "per conto proprio" — il punto è irrilevante; quando si separano, l'errata identificazione del titolare apre la via a quietanze invalide e ad azioni residue. Leggi: Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
- Il beneficiario può ricevere l'indennizzo nei rami danni?
- Sì, ma è meno frequente che nei rami vita. La figura tipica nei rami danni è il vincolo a favore del creditore ipotecario in una polizza incendio fabbricato: il beneficiario riceve l'indennizzo entro il proprio credito residuo, l'eccedenza torna all'assicurato. Il beneficiario non subisce il sinistro, non firma la polizza, non paga il premio: è solo il destinatario contrattuale del flusso finanziario. Leggi: Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
- Chi ha l'obbligo di salvataggio in caso di sinistro?
- L'art. 1914 C.C. impone l'obbligo di salvataggio all'assicurato, non al contraente quando i due soggetti sono distinti. Nelle polizze per conto altrui questa precisazione è operativa: la compagnia non può eccepire la violazione del salvataggio al contraente che, lontano dal luogo del sinistro, non aveva fisicamente la possibilità di intervenire; la valutazione si misura sui comportamenti del titolare dell'interesse. Leggi: Assicurato, contraente, beneficiario: ruoli nella polizza
- Qual è la differenza fra massimale e somma assicurata?
- Il massimale è il tetto contrattuale di indennizzo nelle polizze di responsabilità civile e non rappresenta il valore di una cosa; la somma assicurata è la cifra dichiarata in polizza nei rami danni a cose e governa la regola proporzionale ex art. 1907 C.C. quando risulta inferiore al valore reale del bene al tempo del sinistro. Leggi: Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
- Cosa si intende per valore assicurabile?
- È il valore economico effettivo della cosa assicurata al momento del sinistro, secondo l'art. 1908 C.C. Costituisce il limite massimo dell'indennizzo a prescindere da una somma assicurata superiore e il denominatore della regola proporzionale quando la somma assicurata è inferiore. Leggi: Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
- Si può parlare di massimale in una polizza incendio?
- No, è un errore terminologico ricorrente. Le polizze incendio, furto, all-risks property e cargo si fondano su somma assicurata e valore assicurabile; il massimale appartiene alle polizze di responsabilità civile (RCT, RCO, RCA, RC professionale) dove non esiste una cosa di cui misurare il valore. Leggi: Massimale, somma assicurata, valore assicurabile: differenze
- Entro quanto tempo l'assicurato deve comunicare l'aggravamento del rischio?
- La giurisprudenza di legittimità richiede un avviso «senza indugio» e nella prassi operativa il termine si attesta su quindici giorni dalla conoscenza del fatto. Il codice parla di «immediato avviso», senza fissare un numero fisso di giorni; il perito che ricostruisce il fatto deve documentare la data in cui il contraente ha conosciuto l'aggravamento e quella dell'eventuale comunicazione, perché su questo intervallo si gioca l'opponibilità dell'eccezione. Leggi: Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
- Che differenza c'è tra l'art. 1898 e l'art. 1892 C.C.?
- L'art. 1892 governa le dichiarazioni inesatte o reticenze rese in fase precontrattuale, quando il rischio originario è rappresentato in modo distorto. L'art. 1898 governa i mutamenti sopravvenuti nel corso del contratto: il rischio assunto era corretto alla stipula, ma è cambiato nel tempo fino al punto che l'assicuratore, conoscendolo, avrebbe contratto a condizioni diverse o non avrebbe contratto. La distinzione determina il regime sanzionatorio applicabile. Leggi: Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
- L'assicuratore può negare l'indennizzo se l'aggravamento non è stato comunicato?
- Sì, ma solo se il sinistro è conseguenza dell'aggravamento e se la natura o l'entità del rischio modificato sarebbero state tali da portare la compagnia a rifiutare la copertura. Diversamente si applica la riduzione proporzionale dell'indennità in base al rapporto fra il premio pattuito e quello che sarebbe stato dovuto per il rischio aggravato. La valutazione è tecnica e richiede la ricostruzione peritale del nesso tra mutamento e sinistro. Leggi: Aggravamento del rischio: obblighi ex art. 1898 C.C.
- Qual è la differenza fra contraente e assicurato nell'art. 1894 C.C.?
- Il contraente è chi stipula la polizza e si obbliga al pagamento del premio e agli obblighi informativi verso l'assicuratore; l'assicurato è invece il titolare dell'interesse protetto, ossia il soggetto sul cui patrimonio grava il rischio e cui spetta l'indennizzo al verificarsi del sinistro. Nelle polizze per conto proprio le due posizioni coincidono; nell'art. 1894 C.C. si separano. Leggi: Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
- Quando si usa la formula "per conto di chi spetta"?
- Si usa quando al momento della stipula la persona dell'assicurato non è ancora determinata e lo sarà soltanto al verificarsi del sinistro, in funzione di chi in quel momento è titolare dell'interesse. È la struttura classica delle polizze merci in viaggio, delle coperture marittime e di molte polizze ferroviarie, dove il rischio segue la titolarità del bene lungo la filiera logistica. Leggi: Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
- A chi va pagato l'indennizzo in una polizza per conto altrui?
- L'indennizzo spetta al titolare dell'interesse protetto, cioè all'assicurato, non al contraente che ha pagato il premio. Il perito deve identificare il titolare dell'interesse prima di quantificare il danno: il principio indennitario si misura sul patrimonio dell'assicurato, non su quello di chi ha firmato la polizza. Leggi: Assicurazione per conto terzi: art. 1894 C.C.
- Quali clausole di polizza richiedono la doppia firma?
- Le clausole che limitano la responsabilità dell'assicuratore, introducono decadenze a carico dell'assicurato, prevedono clausole compromissorie o deroghe alla competenza, stabiliscono tacito rinnovo o sospensione dell'esecuzione. Tipicamente: esclusioni, franchigie/scoperti, termini di denuncia tardiva e clausole di perizia contrattuale. Leggi: Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
- Cosa succede se manca la doppia firma su una clausola vessatoria?
- La clausola è inefficace, ma la polizza resta valida. L'assicuratore non può opporre all'assicurato quella specifica limitazione; la restante disciplina contrattuale continua a produrre effetti. Leggi: Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
- La firma in calce al modulo di polizza basta?
- No. La Cassazione richiede una specifica approvazione per iscritto che individui puntualmente le clausole vessatorie; una firma unica a blocco di richiami numerici generici è insufficiente se non consente di identificare in modo chiaro le clausole approvate. Leggi: Clausole vessatorie nella polizza: art. 1341 e doppia firma
- Qual è la differenza tra franchigia e scoperto?
- La franchigia è un importo fisso espresso in euro che l'assicuratore detrae dall'indennizzo a prescindere dall'entità del danno; lo scoperto è una percentuale del danno liquidabile a carico dell'assicurato, spesso accompagnata da un minimo e un massimo in valore assoluto. Leggi: Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
- Che differenza c'è tra franchigia assoluta e franchigia relativa?
- La franchigia assoluta si detrae sempre dall'indennizzo, anche quando il danno la supera. La franchigia relativa (o semplice) opera come soglia: sotto la soglia nulla è dovuto, sopra la soglia l'indennizzo è pagato per intero senza detrazione. Leggi: Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
- Franchigia e scoperto possono convivere nella stessa polizza?
- Sì. Molte polizze industriali prevedono sia uno scoperto percentuale sia una franchigia fissa come importo minimo non indennizzabile. L'ordine dei calcoli deve essere dichiarato in polizza: tipicamente si applica prima lo scoperto e poi la franchigia, ma la formula contrattuale prevale. Leggi: Franchigia e scoperto: due clausole che non sono sinonimi
- Cos'è il rischio assicurabile?
- È un evento futuro, incerto, lecito, possibile, omogeneo a una classe di rischi e indipendente dalla volontà dell'assicurato. L'art. 1882 C.C. definisce l'assicurazione come contratto aleatorio fondato sul trasferimento di questo rischio contro pagamento di un premio. Leggi: Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
- Cosa succede se il rischio non esiste al momento della stipula?
- L'art. 1895 C.C. sancisce la nullità del contratto quando il rischio non è mai esistito o era già cessato. È il caso dell'oggetto già distrutto prima della firma della polizza. Il premio eventualmente pagato è ripetibile, salvo l'ipotesi eccezionale del rischio putativo nell'assicurazione marittima. Leggi: Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
- Il dolo o la colpa grave dell'assicurato escludono l'indennizzo?
- L'art. 1900 C.C. esclude l'indennizzo per i sinistri cagionati con dolo dall'assicurato o dai suoi ausiliari. Per la colpa grave la stessa regola si applica salvo patto contrario: molte polizze derogano espressamente prevedendo copertura anche per la colpa grave, ma mai per il dolo, che resta inassicurabile per ragioni di ordine pubblico. Leggi: Rischio assicurabile e alea del contratto di assicurazione
- Che differenza c'è tra valore a nuovo e valore commerciale?
- Il valore a nuovo è il costo di rimpiazzo del bene con uno nuovo equivalente; il valore commerciale è lo stesso costo depurato del deprezzamento per vetustà, uso e obsolescenza al momento del sinistro. Leggi: Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
- Quale valore rimborsa l'assicurazione in caso di furto totale?
- Dipende dal contratto. In assenza di clausola a valore a nuovo, il furto totale di un autoveicolo si liquida tipicamente a valore commerciale, desunto da listini riconosciuti come Eurotax o Quattroruote. Leggi: Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
- Quando si applica il valore a nuovo?
- Solo se la polizza lo prevede espressamente, di regola entro una soglia di vetustà (spesso 30-40%). Oltre tale soglia la garanzia si riduce al valore allo stato d'uso, con ripristino pieno del coefficiente di degrado. Leggi: Valore a nuovo vs valore commerciale: criteri di stima
- Cosa copre la clausola All Risks?
- Copre tutti i danni materiali accidentali e imprevisti subiti dalla merce durante il viaggio, salvo esclusioni specifiche (es. vizio proprio, calo naturale, dolo). Leggi: Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)
- Cosa significa FAP (Franco Avaria Particolare)?
- È una clausola ristretta che copre l'avaria particolare solo in caso di determinati eventi maggiori: incendio, esplosione, deragliamento, collisione o urto del mezzo di trasporto. Leggi: Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)
- Cos'è il FAP Assoluto?
- La polizza risponde solo per perdita totale o smarrimento dell'intero carico o dell'avaria generale. Nessun danno parziale viene risarcito. Leggi: Polizza Merci: All Risks vs Franco Avaria Particolare (FAP)